Aspettative: il peso invisibile che logora i rapporti

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Aspettative: il peso invisibile che logora i rapporti

Preparo il dolce preferito per mio nipote, per il quale da bambino impazziva. Arriviamo alla fine del pranzo e lui dice che non ne ha voglia, e io ci rimango parecchio male.

Ciò che è accaduto quel giorno ha un nome molto semplice: aspettativa. Sì, io mi aspettavo qualcosa. Mi aspettavo che mio nipote, avendo saputo che c'era il suo dolce preferito, sgranasse gli occhi come faceva da bambino, mi ringraziasse, e se ne mangiasse di gusto tre o quattro fette.

Ma quando ci rimaniamo male per qualcosa che gli altri hanno fatto o non hanno fatto, la domanda più importante che dovremmo farci non è "perché l'altro si è comportato così", ma piuttosto: "che cosa mi aspettavo io?". La maggior parte delle volte ci accorgeremo che gli altri non hanno fatto nulla contro di noi: semplicemente, noi avevamo delle aspettative che loro non hanno corrisposto, ma del resto non erano obbligati a farlo.

Le aspettative sono invisibili, finché non vengono deluse

La cosa curiosa delle aspettative è questa: finché tutto va come pensavamo, non ce ne accorgiamo nemmeno. Non giriamo per casa dicendo "mi aspetto che mio nipote apprezzi il dolce". Semplicemente, lo diamo per scontato. È quando qualcosa non torna che l'aspettativa esce allo scoperto, e a quel punto sembra spesso colpa dell'altro.

Ma pensaci: quante aspettative ci teniamo dentro senza esserne pienamente consapevoli? Ci aspettiamo che un amico ci scriva per il compleanno. Che qualcuno noti la fatica che abbiamo fatto per lui. Che un gesto venga accolto con lo stesso entusiasmo con cui l'abbiamo pensato. Sono tutte aspettative legittime, per carità. Il problema non è averle.

Il problema è che quando sono disattese, se non le riconosciamo come tali, ci fanno male. E quel male, quasi sempre, lo scarichiamo sull'altro, rischiando di far male al rapporto.

Quando l'aspettativa delusa diventa risentimento

È proprio questa la parte più delicata. Se non riconosciamo l'aspettativa per quello che è — una cosa nostra, che avevamo dentro noi — quel disagio cerca una strada per uscire. E la strada più comune che trova è la rabbia verso l'altro.

Cominciamo a pensare che l'altro sia sbagliato: superficiale, ingrato, distratto. Talvolta costruiamo dentro di noi tutta una narrazione su chi è quella persona, partendo da un singolo momento in cui non ha fatto quello che ci aspettavamo. E quella narrazione, col tempo, può diventare un risentimento che portiamo avanti per tanto tempo, verso persone che magari non hanno mai saputo di averci deluso, perché non sapevano nemmeno di dover corrispondere a un'aspettativa.

E qui il danno può farsi serio, soprattutto nelle relazioni che contano davvero, con chi condivide la nostra vita ogni giorno. Perché lì le piccole aspettative disattese non restano episodi isolati: si sommano, si sedimentano, e senza che ce ne accorgiamo diventano quel logoramento di cui parlavo poco fa. Un rapporto non si rovina quasi mai per un torto grande. Si consuma un po' alla volta, anche per tutte le volte in cui uno dei due si aspettava qualcosa che l'altro non immaginava neppure di dover fare.

Ed è qui che parlarne, invece di covare quel pensiero in silenzio, fa la differenza. Non per pretendere che l'altro cambi o perché debba finalmente corrispondere alle nostre aspettative, ma per dirgli semplicemente ciò che pensiamo, dandogli finalmente la possibilità di saperlo, invece di lasciare che lo scopra da un nostro broncio o da un silenzio più lungo del solito.

Il peso che cade

Ma nel momento in cui ci fermiamo e ci chiediamo "cosa mi aspettavo io?", succede qualcosa di molto importante: non stiamo più cercando un colpevole, stiamo semplicemente guardando dentro noi stessi. E quella domanda, che sembra piccola, toglie dall'altro il peso che gli avevamo messo sulle spalle: non deve più discolparsi, non è più "quello che ci ha delusi". L'altro torna semplicemente sé stesso.

E noi, senza quel peso, torniamo a respirare più leggeri. Vale per un pomeriggio storto, e vale anche per quei rapporti importanti di cui parlavo: la stessa identica domanda, fatta con onestà, è spesso il primo passo per smettere di logorare un legame senza nemmeno accorgersene.

Ecco che allora quella fetta di dolce che mio nipote quel giorno non ha voluto, non parlava di lui. Parlava di me, e di quanto mi aspettavo. E mi auguro che anche tu possa accorgerti delle tue aspettative, per lasciarle andare, e sentirti finalmente più leggero.

Aspettative: il peso invisibile che logora i rapporti